Chi sono

Blogger: shanghai

Sono un italiano trasferitosi in Cina.

La mia avventura "blogghistica" è iniziata a poche ore dal mio arrivo in Cina, nell'estate del 2005.

Il blog in questione, "Shanghai è in Cina" non è più stato aggiornato, anche in funzione del fatto che non vivo più a Shanghai... lo stesso è però ancora frequentatissimo e fra i primi risultati nei motori di ricerca.

Se proprio non puoi fare a meno di leggere quanto ho scritto nei miei primi sei mesi di vita cinese, puoi scaricare la versione PDF delle prime 100 pagine del blog:

BLOG SHANGHAI VOLUME 1

Sulla scia della prima avventura da scribacchino (in realtà non è la prima, ho alle spalle un libro e parecchi articoli pubblicati) dopo mesi di meditazione è nato il nuovo blog:

La Mia Cina!

Che fin dal titolo vuole riflettere quello che per me sta diventando questo Paese.

Ecco allora che si riparte, a dire la mia, spesso controcorrente, qualche volta frutto di visioni prettamente "personali" ma, pur sempre, caratterizzati dal fatto di essere qui.

Mi rendo conto, infatti, che sempre più spesso c'è chi parla della Cina ma, se messo alla prova, non sa neanche indicarla sulla carta geografica.

Spero di condividere con molti la... "MIA" Cina!

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mercoledì, 28 giugno 2006

40 anni...

Ni Hao!

Vorrei invitarvi a riflettere su questa affermazione:

Uno dei fattori essenziali del boom economico è rappresentato dall'utilizzo selvaggio della manodopera a basso costo che abbandona le campagne.

Cosa vi da da pensare questa frase?

Lo so, come minimo vi sovviene un "maledetti cinesi sfruttatori ecc ecc"... vero?

Questa frase è attibuita allo studioso Guido Crainz e la potete leggere insieme a una serie di altre affermazioni decisamente interessanti. Vi basterà comprare un magazine che trovate in edicola.

La manodopera a baso costo, la voglia di abbandonare il lavoro duro o la povertà delle campagne per migrare verso la città e il lavoro.

La voglia di guadagnare di più, di aumentare la propria posizione sociale, di poter andare in vacanza o, uno dei grandi sogni, poter comprare una macchina.

Già...

Volete sapere a quale Grande Nazione fa riferimento la frase di cui sopra?

Ormai dovreste averlo capito no?

In questi giorni potete trovare in edicola un numero speciale di FOCUS Storia intitolato:

'68 - come ci ha cambiati

focus
Il mio invito a comprarlo non è tanto per fare pubblicità a una rivista comunque ben fatta.

Provate a sfogliare questa rivista e a pagina 40 vi imbatterete in qualcosa che dovrebbe far riflettere.

L'articolo parla in particolare dei forti cambiamenti, della maturazione, del boom economico che ha investito l'Italia fra la metà degli anni 50 e i primi anni 70.

Ormai dovreste aver capito, soprattutto, che non avevate pensato giusto prima, no?

La frase citata all'inizio, quella che sottolinea come la migrazione dei poveri dalle campagne ha supportato in modo decisivo la crescita economica, è esattamente la descrizione di quanto accadeva 40 anni fa in Italia.

Già! Il nostro (vostro) Paese.

Italia SI, Cina NO... perche?!?!?

Perchè dovremmo aver avuto il diritto, sfruttando le classi meno abienti e la loro voglia di emergere, come forza lavoro per creare benessere, mentre alla Cina questo non deve essere consentito?

E' facile parlare di protezionismo, di blocco delle importazioni, di Cina che produce a basso costo perché sfrutta la manodopera più povera (così come fanno Vietnam, Cambogia, Laos, Corea, India, Pakistan ecc).

Ma vorrei fare una domanda molto allargata, e giratela pure a chi conoscete:

se 40 anni fa qualche Paese verso il quale abbiamo esportato molto, per esempio gli Stati Uniti, avesse adottato la stessa politica, saremmo qui a discuterne? Non ne sono così certo.

Io ho la mia teoria chiara su quale sia l'unica strada che si possa percorrere per raggiungere un livello di normalizzazione che consenta a tutti di convivere con un colosso come la Cina.

Non voglio però parlarne ora. Lo farò fra qualche giorno.

Prima, infatti, credo che sia corretto fare un po' di discussione su questo tema:

Il boom economico.

L'Italia dei primi anni '60 cresceva al ritmo dell'8% all'anno.

Esattamente come la Cina.

Tutto era impostato allo stesso modo allora lì come ogi qui.

Ora non lo riusciamo a capire perché godiamo solo dei frutti di quello che è stato ma, ripeto:

è corretto che la Cina non possa avere lo stesso diritto che abbiamo avuto noi 40 anni fà, di costruire il proprio futuro?

A voi la parola.

Zaijian,

Dimitri il cinese

postato da: shanghai alle ore 22:32 | link |
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